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 Roma 

Quando ho incontrato lo yoga sciamanico è stato come tornare a casa, dopo anni di pellegrinaggio in terre desolate e sconosciute. Quella casa era la mia casa. La stavo guardando per la prima volta e in quell’istante ho sentito che non era più necessario continuare a fuggire. Durante la mia prima sequenza, ho pianto ed era un pianto antico, viscerale. E ho riso di una risata leggera e ancestrale. Piangevo e ridevo come una bambina, sopraffatta da un’emozione che mai avevo provato prima. Erano lacrime e risate che raccontavano di un’appartenenza profonda con l’anima. Un’appartenenza che scioglie l’io in una fusione con la natura, con la terra, con il cielo, con gli animali. Lo yoga sciamanico mi ha insegnato a usare il corpo per neutralizzare la mente. E il corpo è diventato lo strumento per essere anima. Da quella prima volta, ogni volta che mi arriva un pensiero nella testa e mi condiziona pesantemente, ogni volta che questo pensiero influenza le mie azioni e mi fa girare in tondo senza andare da nessuna parte, lo scuoto via. Lo faccio scendere nel corpo, ballando, saltando, ululando, diventando animale. Allora Respiro, il mio Io non c’è più e sono Anima.

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